"We are put on this planet only once, and to limit ourselves to the familiar is a crimine against our minds." [cit. Roger Ebert]


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giovedì 5 marzo 2015

The beginning, the end... Who knows?

Sono passate quattro settimane da quando ho preso quel primo aereo e ora, dopo 4 settimane di silenzio stampa, sono di nuovo qui su questo divano dove tutto è cominciato.
È un sabato sera e vi chiederete perchè sia qui a casa e non fuori a festeggiare e a divertirmi, ma c'è una spiegazione per tutto.
Ebbene sì sono di nuovo qui e non so quanto alla fine ne sia contenta o meno. Tante cose sono cambiate e ahimè inizio ad accorgermene soltanto adesso quando sono ritornata a pieno ritmo nella vita della vecchia Me. Eh beh che dire questa vita, ancora una volta, mi sta stretta.


Non stupitevi che ci siano due righe di spazio: ho tentato di aggiornare, ma non ci sono riuscita. Ovviamente.
Non so perchè le parole non mi venivano, fissavo l'homepage del blog e mi sentivo svuotata, ma non riuscivo a riprendere in mano nulla e scrivere. Il blocco dello scrittore viene anche a me, che di problemi a parlare e comunicare con il mondo non ne ho proprio. Poi oggi ho ricevuto un commento di qualcuno, un pungolo e la persona competitiva che è in me mi ha ricordato che io le cose non le devo assolutamente lasciare a metà. Non devo o non voglio.
Forse non ho mai voluto scrivere questo post perchè inconsciamente sapevo che sarebbe stato un post di chiusura. Sì, perchè anche la mia esperienza è finita, non sono più una fiera exchange student e devo (ri)adattarmi all'Alessia di prima, quella che mi ero lasciata dietro senza troppe indecisioni.

Il ritorno è stato bello, una delle sensazioni più belle che abbia mai provato. Non ho pianto quando siamo arrivati finalmente all'aeroporto di Panama City Beach, Amy sì. Ho scoperto che questa esperienza mi ha resa più dura e al contempo più sensibile, e si forse ho finalmente capito di essere un'inguaribile romantica perchè le persone ciniche come me credono che le cose volgeranno sempre al peggio per non rimaner delusi.
Ho iniziato a saltellare come una pazza idiota quando ho visto che i miei bagagli pesavano il giusto, nessuna eccedenza, tanto rumore per nulla come al solito. In questo non sono cambiata sono quel tipo di persona che agli eventi importanti della propria vita ci vuole arrivare preparata, ci vuole arrivare preparata e spaccare tutto perchè di un secondo misero posto non si accontenta.
Così come sono arrivata me ne sono andata, con lo stesso sorriso idiota e quella patina di strafottenza che non mi andrà mai via. Quando sono salita sul primo aereo mi sono goduta la vista, ho assaporato quegli ultimi istanti di Panama City Beach, mentre canticchiavo una qualche melodia. Atterrata ad Atlanta non stavo più nella pelle volevo farla finita, prendere il prima possibile l'aereo e via. L'addio all'America è stato forse il più bello che mi potesse capitare: ci hanno imbarcato tardi e così siamo partiti al tramonto. Il rosso-arancione del cielo era sopra di noi, mi ha scaldato il cuore e ho pensato che in fondo l'America non è così orribile come la descrivono. Può regalarti un magnifico tramonto e quello davvero è impagabile. Il viaggio verso Francoforte è stato piuttosto veloce, non mi sarei quasi mai voluta sparare il che è praticamente impossibile e quando sono atterrata devo ammettere che gli occhi mi si sono inumiditi. Una sensazione stranissima mi ha preso lo stomaco e tutto quello che potevo ripetermi era: "Sono in Europa, cazzo!". Ero euforica come non lo sono mai stata e sul momento è la sensazione più bella della tua vita,così spontanea, così di pancia; quasi non ci puoi credere. Sono atterrata a Milano e sentire delle galline parlare sguaiatamente in italiano mi ha infastidito tantissimo: le persone così non le ho mai sopportate.
Ho superato la barriera che mi separava dalla mia famiglia con un sorriso stampato in faccia e l'abbraccio che ci siamo scambiati era così sentito, così giusto e perfetto che è difficile da spiegare. È la fierezza di avere alle spalle due genitori che ti hanno cresciuto così, una sorella con cui le litigate non sono mai mancate eppure ti dice che senza di te le cose non sono più le stesse. Anche per me non lo erano più da un po'. Tante volte mi sono chiesta di cosa avremmo parlato una volta in macchina di ritorno a casa eppure è stato tutto così naturale che mi sembrava esser stata via per le solite due settimane.
Sono arrivata a casa e sono rimasta spiazzata: TUTTI i miei amici erano lì ad aspettarmi per un welcome party a sorpresa. All'inizio mi sarei volentieri data una martellata in testa piuttosto di stare in mezzo a troppa gente, visto che ero in piedi da più di 24h ma ho abbracciato tutti. Spiazzata, confusa e, per la prima volta dopo tanto tempo, intimidita. È stato un bellissimo regalo dei miei genitori, di mia sorella Francesca e delle mie amiche. Mi chiedo spesso cosa farei se non ci fosse mia sorella Francesca e ogni venerdì, quando torna a casa da Bergamo, abbracciarla e guardare insieme la replica di MasterChef mi fa sempre spuntare un sorriso.

L'impatto con la scuola è stato duro e solo ora riesco a tirare un piccolo sospiro di sollievo. Anche io ho dovuto sostenere il tanto famigerato colloquio di attribuzione voti, ma a quanto pare sono promossa per passare al secondo quadrimestre.

Faccio ancora fatica a capire le cose e le persone attorno a me. Mi sento un po' costretta, un po' trascurata e fisicamente inutile, ma piano piano sto riprendendo in mano tutte quelle cose che avevo lasciato in sospeso. Mi hanno detto che non sono cambiata per niente e questo, sinceramente, mi da molto fastidio. Sono cambiata perchè ora credo di essere una persona adulta, perchè prima di parlare ragiono e cerco di essere gentile perchè so cosa significa essere trattati male dal primo stronzo strafottente di turno. Mi sento più grande di molti miei coetanei che sprecano tempo prezioso su cose futili, a parlare di cose altrettanto futili o a cercare di emulare qualcuno solo perchè hanno paura di essere sè stessi. Mi urtano le persone che dicono di capire cosa significhi e cosa comporti un'esperienza del genere, non lo sanno e non lo potranno mai sapere, ma lascio loro la convinzione che possano immaginarlo. Mi urtano le persone che ti lanciano quella battutina, non voluta, non richiesta e non apprezzata. Mi urta non poter dire anche solo poche parole in inglese per paura di dovermi sorbire sempre la solita frase trita e ritrita che "Ma tiratela di meno!".
In questi 33 giorni ho avuto modo di pensare, di riflettere e ho avuto modo di apprezzare il silenzio, a cui a volte non si da sufficiente importanza. Voglio andarmene di nuovo, ma voglio tenermi aperte anche altre porte, avere un piano B, un paracadute di riserva.
Per il momento non ho certezze, ma so che voglio continuare a scrivere, forse non qui, perchè questa era la storia del mio exchange, da qualche altra parte in un posto mio che mi appartenga in qualunque parte del mondo io mi trovi.


Un besos,
Ale


"L'inizio è la mia fine e la fine è il mio inizio."
[cit. Tiziano Terzani]

sabato 31 gennaio 2015

Time is over...Who wil be the next?

L'ultimo posto dall'America. Che effetto strano, surreale, impossibile.
Sto sorseggiando un Iced Green Tea Lemonade affacciata sopra il mio gate e ancora non mi capacito che sto tornando a casa.  È un effetto stranissimo, ancora non ci credo. Sul serio NON ci credo.
Dopo un po' ti abitui talmente tanto a qualcosa che strappare tutto di nuovo per andartene, di nuovo, dall'altra parte del mondo per l'ennesima volta semplicemente non ti sembra possibile. E personalmente credo che non lo sia!
Sono felice di tornare, sul serio, sono felice ma mi rendo conto che, di nuovo, abbandono qualcosa di conosciuto per un nuovo (in)certo. Questo perchè mentre ero via tante cose sono cambiate e io stessa sono cambiata. Non temo per la mia famiglia, loro sono sempre lì e non se ne andranno mai, unica costante probabilmente di qualsiasi persona. Ma tutto il resto? Tutto il resto non lo so e sinceramente non ho tutta quest'ansia di scoprirlo; in questo periodo se c'è una cosa bella che ho imparato a fare è fregarmene di quello che dice la gente, delle false apparenze, dei sorrisi e delle frasi di circostanza. Non sono una persona falsa e non lo sarò mai, poco importa se i vostri sentimenti saranno urtati dalla sottoscritta, nessuno vi tratterà mai con i guanti bianchi nella vita, meglio iniziare da subito a imparare la lezione.
Fa così strano, domani rivedo i miei genitori e lunedì le mie migliori amiche. Eppure non avrei voluto dover salutare Stacy e la sua famiglia.
Solo a freddo, dopo che quest'esperienza è ormai giunta al termine, posso dire che dei lati positivi ci sono stati, ma negare che sia stata dura è impossibile. Non è dura per il 90% del tempo, a me la mia famiglia non è mai mancata da star male, ma ci sono quei momenti in cui ti fai prendere dallo sconforto e non ci puoi fare nulla. Quei momenti in cui ti rendi conto di essere quasi a metà e quello che vorresti è tornare a casa, mollare tutto, fare le valigie, non salutare nessuno e prendere soltanto quell'aereo destinazione Milano. Essere exchange students non è semplice, non è una cosa figa (anche se purtroppo ora la pubblicizzano così), non è una vacanza, non è viaggiare per un anno o sei mesi continuamente senza interruzioni, non è ottenere sempre quello che si vuole quando lo si vuole solo perchè abbiamo sborsato un sacco di soldi, essere exchange non significa essere sempre felici.
Essere exchange students ha mille significati, eppure nessun aggettivo sarebbe in grado di descriverlo come si dovrebbe, perchè ogni exchange è diverso e si svolge in mille modi diversi. Se c'è una cosa che mi ha insegnato vivere all'estero per sei mesi è questo: essere più concilianti ed accomodanti, perchè non ci sono la tua mamma e il tuo babbo che ti tengono per la manina e ti portano l'acqua con le orecchie quindi sei TU che ti devi adattare agli altri; non puoi pretendere nulla se non da te stesso, spesso e volentieri ti senti impotente, ma devi imparare a conviverci. Impari ad essere gentile perchè ti rendi conto che non puoi fare terra bruciata intorno a te solo perchè quello li secondo te non è sufficientemente cool. Impari a non imporre agli le tue decisioni, ma lasci che siano loro a decidere perchè un 4:1 non ha mai avuto molto senso... Impari a non essere lunatica e a stamparti sempre un sorriso in faccia, perchè qualsiasi cosa succeda tu devi essere positiva e non puoi farti vedere sofferente o malinconica. Impari a stare zitta e a non urlare o dire la tua quando vorresti, ma te lo tieni dentro e lo urli a te stessa perchè mandare giù il boccone non ne sei mai stata capace.
Impari tante cose e nel frattempo la tua personalità cambia, in modi che non avevi neanche mai pensato possibili. Qui mi dicono tutti che sono una ragazza dolcissima: se mi conoscete bene, sapete che è vero solo l'esatto contrario. Sono lunatica e acida, ipercritica e poco aperta a quelle persone che cercano di invadere il mio territorio di giurisdizione. Essere dolce, insomma, non mi appartiene.
Vi dirò una cosa che non dicono mai ai ragazzi che stanno per partire: quando sarete in America non sarete voi stessi. Non lo dico in negativo, ma semplicemente sarà come avere un alter ego o una doppia personalità. Non avete le competenze sufficienti per comportarvi e comunicare nello stesso modo in cui vi comportate e comunicate nel vostro paese, semplicemente perchè il lessico che normalmente utilizzate è molto diverso da quello corrispondente nella vostra seconda lingua e spesso e volentieri non riuscirete ad esprimere esattamente ciò che volete dire. Don't panic è normale.
Purtroppo ci si rende conto solo dopo che le orientation che ti fanno non servono a un tubo, non ti preparano e non ti fanno abituare al peggio. Perchè piace farsi sempre descrivere le esperienze fantastiche che hanno avuto quei 3/4 ragazzi per anno che sono stati fortunatissimi. Non a tutti succede, a molti no. Non andrete in una casa di Teen Cribs, statene certi all'85%; non viaggerete in lungo e in largo l'America, ma d'altronde non ci siete venuti per questo. Perlomeno non era la mia idea principale: a differenza di quanto vanno a dire in giro Tom e Melissa, sapevo dal primo istante in cui ho scoperto di aver la famiglia che non avrei viaggiato e le mie aspettative non erano assolutamente diverse da quello. Ecco preparatevi pure al confronto, a quello dove dovete tirare fuori la voce, farsi sentire e dire perchè le cose non vanno. Solo voi. Nessun altro può farlo. Non spaventatevi, sarete in grado di farlo perchè non ci sarà nessun altro li per voi e come si dice "Chi l'ha dura, la vince". Ci sono tanti se e tanti ma, ma non fatevi scoraggiare.
I miei sei mesi potevano essere migliori? Si, decisamente. Credo che essere stata anche male a volte abbia condizionato negativamente la mia esperienza? Assolutamente no. Sono cresciuta. Ora sono una versione migliore di me stessa.

Un besos,
Ale

"Veni, vidi, vici."
[cit. Giulio Cesare]



giovedì 22 gennaio 2015

All those little things

Venerdì scorso è stato il mio ultimo giorno di scuola e credo di averne scritto al riguardo, ma sono diventata talmente pigra che non ho nemmeno voglia di andare indietro sul blog e vedere se ne ho effettivamente parlato. Siccome less is more, passerò oltre.

Mercoledì 21 Gennaio 2015, 13:59.
158 giorni andati e 11 ancora da vivere.
170 giorni e un ponte tra due anni diversi, quasi a sè.
Cosa cambia  da quando cominci a pensare quest'avventura a quando effettivamente stai quasi finendo quest'avventura?
Non credo di saper rispondere. Cambi, cadi, ti rialzi e cresci, eppure sei ancora tu, la stessa persona che ha lasciato Milano quella assonnata domenica mattina di Agosto, così letargica eppure adrenalinica.
Cos'è cambiato che puoi toccare con mano? I centimetri sulla pancia, sì quelli li vedi che si accumulano e ti odi per questo, eppure non puoi smettere di mangiare, perchè non puoi fare nient'altro. Ma non sei cambiata, sei sempre la stessa con qualche crepa in meno e qualche (in)certezza di più. Eppure non sei tu, ti guardi allo specchio e sai perfettamente che non sei più la stessa di quando hai imboccato il portellone dell'aereo 157 giorni prima.
Descrivere cosa è cambiato è difficile, quindi cosa ti cambia?
Sono tante, tantissime le cose che piano piano, come un fiume smussa e leviga il proprio corso, ti cambiano in meglio, ma anche in peggio. Ciò che ti cambia davvero sono le piccole cose, quelle a cui in Italia non avresti dato assolutamente peso e a cui non avresti più ripensato a distanza di giorni, settimane o addirittura mesi. Eppure sono proprio quelle piccole cose che creano ricordi vividi, come se fosse solo ieri che li hai vissuti in prima persona. Sono le piccole cose che ti cambiano, come lo scoprirai solo alla fine di quest'avventura che, nel bene o nel male, ti regalerà un bagaglio di esperienze che molti ti invidieranno. Perchè quest'esperienza non ruota intorno alla scuola e allo studio, quest'esperienza ruota intorno a te, a voi, a me, a NOI.
Le mie piccole cose sono state tante, nella maggior parte dei casi mi hanno strappato un sorriso, ma a volte mi hanno anche fatto inumidire gli occhi.
Le mie piccole cose sono Stacy e la sua famiglia, che mi hanno accolto a braccia aperte, mi sono rimasti accanto anche quando ho cambiato famiglia e non mi hanno mai giudicato.
 Le mie piccole cose sono ricevere un messaggio alle 3.00 di notte con una faccina che piange perchè Stacy non vuole che me ne vada.
Le mie piccole cose è abbracciare Billy, il papà di Stacy, e sentirgli dire che gli mancherà sentirmi parlare con il mio buffo accento.
Le mie piccole cose è sapere che non sono sola, neanche a miglia e miglia di distanza da casa, perchè la mia famiglia è sempre qui con me, pronta a supportarmi in qualsiasi momento, per qualsiasi necessità.
Le mie piccole cose è sapere che sono in grado di sopravvivere, a 17 anni, da sola lontano da tutto e da tutti.
Le mie piccole cose è non dover specificare come voglio la bistecca, perchè tanto Steve lo sa già.
Le mie piccole cose è sentire i miei nonni americani dirmi quanto sono contenti che sia riuscita a passare del tempo con loro.
Le mie piccole cose è avere conosciuto un gruppo di pazzi pazzi exchange che mi allietano le giornate e mi consolano quando sono triste.
Le mie piccole cose è essere diventata più aperta al cambiamento, meno incline al pregiudizio e perchè no, forse, più accondiscendente.
Le mie piccole cose è esser stata in grado di rimanere lucida e non farmi prendere dal panico nel momento in cui bisognava agire.
Le mie piccole cose è stato lavorare su me stessa e capirmi di più ogni giorno che passa(va).
Le mie piccole cose è passare un pomeriggio a camminare sulla spiaggia senza parlare, perchè bisogno non ce n'è.
Ma le piccole cose a volte sono anche piccole cose brutte.
Le mie piccole cose brutte sono state ritrovarmi in una famiglia di perfetti (s)conosciuti che mi facevano sentire in affitto.
Le mie piccole cose brutte sono state non essere in grado di esserci per il compleanno di mia sorella ed essere la prima a farle gli auguri.
Le mie piccole cose brutte è stato sentirmi dire che erano solo perceptions, che ero io.
Le mie piccole cose brutte è stato sentirmi fuori posto, sbagliata quando quella fuori posto e sbagliata non ero io.
Le mie piccole cose brutte è stato sentirmi dire che non ero abbastanza e che 8 anni passati a perfezionarmi in uno sport non mi sono serviti proprio a nulla.
Le mie piccole cose brutte sono stati quei momenti di imbarazzo, quelli in cui non riesci a parlare e che comunque non sapresti riempire.
Le mie piccole cose brutte sono state vedere il coutdown dei giorni che rimanevano alla partenza e sentirsi attanagliare dall'ansia in quei giorni in cui vedi tutto nero.
Le mie piccole cose brutte sono state quelle ore buttate a cercare di conoscere le persone "giuste".
Le mie piccole cose brutte sono le occasioni sprecate.
Le mie piccole cose brutte sono il rimpianto dei "se fosse" che ti fanno salire le lacrime agli occhi.

Più volte ho scritto qui, nel mio blog, che ero alla ricerca di qualcosa: un qualcosa che forse avevo trovato o che forse dovevo ancora trovare. Ad oggi non so se l'ho trovato: probabilmente sono ancora alla ricerca, eppure non mi sento come se fossi in altomare. Sono felice, ho finalmente fatto pace con la mia testa dopo tanto tempo e mi piace pensare di essere ancora alla ricerca di qualcosa. Non so cosa sia quel qualcosa: se me stessa, il mio posto nel mondo o più semplicemente un equilibrio che mi manca da tanto. Non mi interessa, sono certa che, quando lo troverò, saprò di cosa si tratta. Ecco cosa è cambiato in me durante quest'esperienza; non sono più impaziente, almeno non nel modo in cui lo ero prima.
Gli angoli acuti del mio carattere sono stati smussati e un po' ho paura del ritorno. Sono dannatamente felice di tornare e riprendere in mano la quella mia via, ormai in standby da parecchio, troppo tempo. Ma allo stesso tempo ho anche paura: ho paura che gli altri mi vedano cambiata e che io, a mia volta, vedendomi cambiata attraverso gli occhi degli altri non voglia riconoscere e accettare questo cambiamento.
Ma non accetto una sconfitta, no, non io, Alessia la dura, Alessia la acida. Sono cambiata forse in meglio o forse in peggio, ma non so che non indietreggerò più davanti ad uno ostacolo, perchè se quest'esperienza mi ha sì cambiata, mi ha fatto maturare e mi ha fatto crescere.

Un besos,
Ale

"La vita ci lascia sempre dei segni. Ed è bene che sia così. Attraverso le ferite che portiamo sul nostro corpo possiamo misurare le nostre imprudenze e i nostri successi."
[cit. Cristopher Paolini]

domenica 18 gennaio 2015

Time flies: -15 days

Sono tornata da Phoenix solo due settimane fa, eppure mi sembra di aver vissuto in un mondo parallelo per due settimane mentre ero lì, quasi un sogno. Il viaggio di ritorno è stato in qualche modo travagliato, ma ero io, non i voli: è sempre difficile andarsene da un posto in cui ti trovi bene, un po' come quando sono partita ad Agosto, ho dovuto obbligare me stessa ad allontanarmi il più velocemente possibile per non iniziare a piangere.
Quando sono atterrata all'aeroporto a Panama City mi è venuta a prendere Amy e già sulla via di ritorno mi ha detto che sarebbe dovuta partire anche lei per New Orleans con Stefani e Steve quella domenica e sarebbero tornati solo il venerdì successivo. Stefani e Steve infatti sono stati scelti per fare le comparse in un film con Will Ferrell e Mark Wahlberg.
Dopo esser appena atterrata ed essere un po' scombussolata mi sono un po' cadute le braccia, ma forse ero solamente molto stanca. Così l'indomani, visto che l'altra alternativa non mi allettava affatto, ho chiesto a Jill se la sua hmom sarebbe stata disponibile per ospitarmi per una settimana. Le ho spiegato tutta la storia e lei si è mostrata comprensibile e mi ha detto che ci avrebbero pensato loro a me. Non facevo i salti di gioia a pensare di dover stare da sola con una persona vista solo una volta per dieci minuti in casa e nemmeno andare da Jill mi esaltava da matti, perchè percepisco di non starle così simpatica (anche se questa settimana il nostro rapporto è effettivamente migliorato). Credo che per la prima volta nella mia vita abbia preso la decisione che era giusto prendere e in un certo qual senso mi sono sentita matura; so che era una decisione stupida da prendere, ma quando sai di non essere particolarmente gradita la decisione non è mai semplice. Così ho preso la mia decisione e mi sono messa l'anima in pace.
Il venerdì seguente sono uscita con Stacy. Mentre stavamo andando a Pier Park mi ha detto che non potrà accompagnarmi all'aeroporto il 31 Gennaio perchè il giovedì o il venerdì prima parte per andare a Lakeland al Florida Southern (il college che abbiamo visitato dopo esser state a DisneyWorld e a cui andrà) per fare le interviste e l'audizione per la borsa di studio. Mi è sembrata davvero dispiaciuta di non poterci essere, ma ci siamo tacitamente messe d'accordo che la sera prima che parta ci vediamo e ci salutiamo. Inizialmente il nostro piano era andare a vedere Taken 3 per una storia che riguarda sua mamma Tami, ma alla fine, dato che Stacy è venuta a prendermi tardi causa audizione di danza per uno spettacolo, ci siamo risolte a comprare i biglietti per Una notte al museo 3. Siccome il film iniziava alle 21.30 nel frattempo siamo andate a mangiare cinese. È bello vedere come le cose sono cambiate in questi mesi e quanto siamo più legate e come possiamo parlare del più e del meno senza nessun imbarazzo: il discorso nasce da se, non ho bisogno di essere sempre in imbarazzo perchè ci sono momenti morti. La cosa divertente è stata che quando siamo entrate al cinema dopo il cinese, la nostra sala cinematografica era completamente vuota. Stacy si è messa a fare le ruote nel mezzo delle poltrone proprio perchè non c'era nessuno e ha sempre voluto farlo. Siamo rimaste a parlare per una mezz'ora buona perchè siamo entrate in sala che mancava ancora un 45 minuti. Abbiamo cercato con tutte le nostre forze di non prendere niente da mangiare, ma abbiamo ceduto all'uva passa ricoperta al cioccolato e agli M&Ms al cioccolato e poi abbiamo diviso un Icy Coke in due. Una notte al museo 3 mi è piaciuto un sacco, ho riso come non ridevo da tanto e come ogni volta uscire con Stacy è piacevolissimo.
Sabato non ho praticamente fatto nulla se non cercare di fare un DBQ (Documents Based Question) per American History (aka Skipper) e mamma mia è stato letteralmente un parto: sono rimasta seduta alla scrivania, cercando di combinare qualcosa per tipo 9 ore. Per la cronaca sono finalmente riuscita a farlo, ma fa davvero davvero schifo, ma so che prima che Skipper lo veda me ne sarò già andata (considerando quanto gli piaccia procrastinare!). Ho poi preparato la valigia per andare da Jill e nulla di più, sono semplicemente rimasta a bighellonare in camera. Domenica ho preparato le ultime cose, fatto colazione e verso le 11 mi hanno portato a casa di Mary Pat, l'hmom di Jill e loro sono partiti per New Orleans. Jill aveva il retake delle foto della squadra di pallavolo e così circa una mezz'ora dopo è uscita, mentre io e Mary Pat siamo andate a vedere l'appartamento che ha sulla spiaggia. Tornate a casa abbiamo mangiato un po' di pizza leftover della sera prima e poi mi sono messa a studiare per un test di (guarda che strano!) Skipper. La sera, siccome non c'era nulla nel frigo, siamo andati a mangiare da Olive Garden: pasta Primavera di un gusto indefinito e troppo pannoso, decisamente non italiano (e pensare che ci sono persone come Destiny che pensano che quello sia vero italiano! Non sanno cosa si perdono!).
Lunedì era il mio ultimo lunedì di scuola, perchè sì insomma questa è stata la mia ultima settimana at Arnold High School. L'unica cosa che mi ha fatto impressione è stato pensare a quando tornerò in Italia e dovrò studiare come un mulo, per il resto nessun dejavu, nessuna lacrima facile (o quasi): menefreghismo più totale. Martedì poco degno di nota, solo molto preoccupata per il midterm di Skipper in U.S. History; la sera ho cucinato la carbonara e diciamo che ho fatto la mia porca figura! Mercoledì le ore duravano 40 min invece dei canonici 45 perchè avevamo il primo midterm nel 7th period che per me significava inglese: una cazzata, avrei potuto farlo ad occhi chiusi.
Giovedì Jill ha voluto a tutti i costi portarmi a far colazione da Chick-fil-a con i chicken mini e hashbrowns (praticamente una specie di rösti fritto) ed era si buono, ma ipercalorico! Giovedì ho avuto 2 midterms: matematica (un 100% facile facile) e appunto U.S. history che alla fine era più una formalità che una cosa ufficiale, quindi in pratica mi sono preoccupata tanto per niente. Il pomeriggio ho cercato di studiare il più possibile per AP Euro history ma mi sa che mi becco un altra B e ciò significa che la mia media al 90% si abbasserà come minimo all'88% e mi rode non poco! Venerdì oltre a quello ho poi fatto i midterms di Latino (finito in 10 min e senza studiare assolutamente nulla) e quello di Fashion Design, che lasciava il tempo che trovava. Ho salutato le tre professoresse a cui mi ero legata di più: Mrs Sellers, la mia prof di latino (un amore di donna), Ms Larrimore quella di Fashion Design, con cui mi sono scambiata numero di telefono, FB, e tutto il resto. A un certo punto mi sono poi resa conto di non aver salutato Ms Scott mentre ero nel mio 6th Period e così mi sono fatta scrivere un pass da Ms Larrimore e sono andata a salutarla. Ms Scott mi mancherà, mi piace come persona e come professoressa e appena l'ho salutata mi ha abbracciato forte forte, non nego che quando sono uscita dalla sua classe avevo gli occhi che iniziavano a bruciarmi un po' per le lacrime. Mi ha raccontato che quest'estate viene in Italia per un mese, chissà che non mi venga a trovare.
Lasciare l'Arnold High School per sempre non mi ha lasciato con nessun sentimento, nessun emozione, perchè non sono assolutamente grata a questo liceo: ho solo trovato persone troppo egocentriche, persone egoiste, o semplicemente persone con cui non avrò mai da spartire nulla, perchè, ormai crede che l'abbiate già capito, non sono la tipica diciassettenne. Sì lo sono, ma sono molto più di questo.
Dopo aver definitivamente abbandonato questa scuola sono andata a mangiare con Jill e le sue amiche Bailey e Maddie da IHOP (International House of Pancakes) per pranzo e poi siamo andate da Ross e poi Pier Park a gironzolare tra i negozi, dove ovviamente Jill trova sempre qualcosa da comprare. Non ho idea di come faccia, io a Phoenix, pur avendo girato 27372288288 mila malls diverse non ho trovato praticamente nulla! Tornate a casa, Amy mi è venuta a prender verso le 17 e a casa abbiamo mangiato la pizza che Steve aveva ordinato da Vinny's e meno male perchè l'amica di Amy che è venuta a stare con la sua famiglia per badare ai cani ha praticamente spazzolato tutto il cibo che avevamo in casa: non ho mai e dico mai visto questo frigorifero vuoto! Così oggi dopo pranzo siamo andate a fare la spesa e io ho preso il biglietto di auguri per il regalo di compleanno di Stacy che  ho ordinato ieri (un portafoglio blu notte di pelle preso su Nordstrom).
Stasera poi dopo cena io, Steve ed Amy abbiamo guardato Where I leave you, film senza infamia e senza gloria a parer mio...

Un besos,
Ale


"La più grande ricchezza è l’autosufficienza."
[cit. Epicuro]

martedì 6 gennaio 2015

My home away from home: Phoenix, Az, p. I

Credo che gli aerei siano il posto migliore per aggiornare il mio blog: ho talmente tanto tempo per ammazzarmi di noi che insomma a un certo punto mi obbligo a fare quello che ultimamente non ho mai voglia di fare. 

Phoenix è sempre bellissima, è davvero un gran peccato che non sia finita in Arizona o che non abbia chiesto agli host dei miei o alla sorella della loro hmom di ospitarmi: l’Arizona non è la Florida e mi assomiglia molto di più, desertica e realistica. Credo che Phoenix sarebbe una bella città dove vivere, è pulita, sempre assolata e qua ho persone a cui non devo spiegare la mia vita, perché la mia vita, tutto sommato la conoscono già!
L’ultima volta che ho pubblicato stavo volando verso Phoenix, accanto a un ragazzino che non ha smesso un secondo di mollare di quelle scoregge silenziose, ma letali, credo avesse mangiato messicano prima di prendere l’aereo ahaha. 
Appena arrivata a Phoenix c’era Janet ad aspettarmi all’uscita del terminals e appena mi ha visto mi ha abbracciato forte forte; non ci vedevamo in carne e ossa dal 2006… Così mentre ci avviavamo a prendere la mia valigia (ragazzi ho sfiorato il limite, mamma mia!) ha continuato a ribadirmi quanto io assomigli a mia mamma, non lo so io non ci ho mai fatto molto caso, ma credo che sia verosimile. Dopo esserci accorte che eravamo al punto bagagli del volo sbagliato e aver quindi raggiunto quello giusto, raccolta la valigia, siamo andate ad aspettare Dennis che ci venisse a recuperare con la macchina. Dopo 8 ore tra vari aeroporti ero davvero esausta e essendo pure passata la mezzanotte (in Italia riuscivo a stare sveglia fino alle 3 o le 4, se dovessi farlo adesso mi sparerei, sono diventata una nonnina) quando siamo arrivati a casa loro, mi hanno mostrato la mia camera e sono andata a letto. La mattina quando mi sono alzata li ho trovati tutti e due già operati e dopo una bella tazza di caffè e un paio di cantucci americani (ma buoni sul serio però), Dennis, che, non a caso, Janet chiama “my wife”, ci ha preparato un omelette con formaggio, jalapenos, peperoni e un po’ di bacon come brunch.
omelette formaggio, bacon, jalapenos
 Quindi io e Janet, dopo esserci preparata e vestite a dovere, perché Phoenix ha deciso di avere basse temperature proprio quando sono arrivata io, siamo uscite per andare a ritornare alcuni regali di Natale e fare un po’ di shopping (infruttuoso) in un outlet mall che si trova ad Anthem, il loro paese. Dopo di che siamo andate da Target per ritornare delle Dr Dre earphones, regalo di Natale di Dennis, siamo andate da Costco per comprare dei cranberries disdratati per l’insalata e un altro paio di cose che adesso non ricordo. Tornate a casa abbiamo cenato con salmone alla piastra su un letto di spaghetti di spinaci con salvia e insalata mista. Dopo cena ci siamo guardati un bel film uscito un po’ di tempo fa: The Chef con Sofia Vergara. Mi è piaciuto, allegro e divertente e non difficile a capire (perchè checchè ne dicano gli sboroni, vedere film in inglese non è proprio una cazzata, a guardarli con i sottotitoli sono capaci tutti!) e poi beh, ci siamo fatti i pop corn, il che migliora sempre le cose, giusto?
 Il giorno dopo, dopo essermi alzata, consueta tazza di caffè forte (ragazzi magari sarò io che sono abituata a bere il caffè amaro senza nulla, ma qui dovreste vedere tutte le cream e affini che hanno e che ci mettono dentro: bleah!), impressionando appunto i presenti perché “We could never drink just plain extra dark roast coffee without any cream!”e aver polleggiato un po’, Dennis ci ha preparato un omelette con i resti del salmone della sera precedente (mi hanno raccontato che mangiano un’omelette tutti i giorni prima di andare in palestra) e poi dopo mangiato abbiamo chiamato su Skype la mia famiglia. Non lo so, è davvero strano perché solo ora mi rendo conto di quanto il mio inglese sia migliorato e quanto sarebbe potuto migliorare ancora se avessi prolungato, ma pazienza sono più che felice di tornare a casa! Diciamo che le mattine a casa di Janet e Dennis sono sempre state una piacevole gestazione post dormita perché siamo sempre usciti di casa dopo mezzogiorno, dopo la giornaliera lezione di Mac e affini, praticamente tutti i giorni! Così all’una circa siamo saliti in macchina e siamo andati da Mark e Susie, che sono cugini di Janet e  (Mark e Susie conoscono i miei genitori in primis perché hanno avuto modo di frequentarli a casa di Michael e Elaine e poi perché sono venuti in Italia con loro nel ’95 e li hanno così portati in giro); abbiamo salutato Mark e Dennis che sono rimasti a casa a guardare il football, mentre io, Janet e Susie siamo andate alla Fashion Square Mall che è forse una delle mall più grandi che abbia mai visto e dove c’è proprio di tutto. 
Ovviamente trovare qualcosa è stata un’impresa e un po’ mi dispiaceva anche perché loro mi avevano portato fin lì solo per farmi fare shopping e non trovavo niente, ma alla fine sono entrata nel negozio di Vans e ho comprato un paio di Vans leopardate che sono un amore e poi mi sono costate solo la metà del loro prezzo originario!
Nuove vans che amo
 Dopo “tanto” shopping (perchè quando ho soldi e ho voglia di spenderli OVVIAMENTE non trovo mai niente) ci siamo fermate a prendere un frozen yogurt che era davvero davvero buono, che Susie ha insistito a tutti i costi per voler pagare anche se ho provato a dire che avrei offerto io.  Credo di aver preso cioccolato, lampone e qualcos’altro che ora mi sfugge. Siamo così tornate a casa di Mark e Susie, abbiamo recuperato Dennis e siamo tornati a casa, abbiamo cucinato ed è venuta Heather, la moglie di Josh, figlio di Janet, che era a casa da sola. Abbiamo cenato con pork chops, salsa barbecue homemade by Janet e insalata. La sera ci siamo guardati un po’ di Zorro e poi siamo andati a letto. 
Il giorno dopo abbiamo deciso di andare in palestra e dopo una colazione veloce siamo andati. Io e Janet abbiamo fatto una lezione (sullo stile di quelle di Alberto, mamma, ma più intensa: ormai Alberto ha fatto il suo tempo ahah!) e poi siamo tornati a casa e abbiamo fatto un brunch a base di Waffles e frutti di bosco (Dennis menava tanto il torrone che voleva andare da Waffle House ma Janet glielo ho fortemente impedito), dopo il brunch siamo rimasti a casa a polleggiare perché avevamo piani per la sera.
waffle con mirtilli e lamponi
 Così stando in cucina io e Janet ci siamo scambiate un po’ di ricette di biscotti (ne abbiamo sempre mangiati alcuni dopo cena ed erano buonissimi) e le ho dato lezioni per usare il Mac come tutte le altre mattine. Verso le 16 siamo usciti di casa e siamo andati al Scottsdale quarter per cena, dove dovevamo incontrare la famiglia della figlia di Dennis, il cui figlio di 16 anni sta pensando di frequentare un anno scolastico in Spagna o Italia l’anno prossimo e volevano chiedermi un po’ di informazioni. Siamo andati a mangiare sushi e devo raccontarvi questa storia perché più stupidi di così non si può essere: Janet aveva proposto di andare a mangiare in un ristorante grill simil italiano (che da fuori sembrava davvero interessante), ma, essendo loro arrivati al ristorante prima di noi e avendo visto che era pieno, hanno proposto di andare a mangiare sushi, perché “piace ai ragazzi” e poi “it will be fun for Alessia!”, come a dire che in Italia non abbiamo sushi bar… Cioè ora, ma vi prego, abito in Italia, non nel terzo mondo, non sono ancora una scimmia e fino a prova contraria sono più istruita di un americano medio con laurea che crede che i fagioli siano carboidrati! 
Abbiamo così mangiato sushi e parlato un po’ della mia esperienza e di come la scuola in Italia sia più difficile: io personalmente gli ho consigliato di andare in Spagna, perché dubito riuscirebbe a stare al passo con quello che facciamo noi, a maggior ragione se non abituato ad andare a scuola, ma a seguire le lezioni online. 
Tornati a casa io e Janet ci siamo guardate 12 Anni Schiavo che appunto non è un film facile da capire in inglese. 

Il giorno dopo ci siamo alzati, fatto colazione con grilled cheese sandwich perché quello che avevamo visto in Chef era troppo appetitoso e volevamo provare a replicarlo: buonissimo devo provare a farlo anche a casa, perché è proprio una bomba (anche in quanto a grassi saturi! Ahahah). 
grilled cheese sandwich
Verso le 12.30 siamo poi partiti alla volta di Sedona (ho le foto sulla relfex, le posterò in seguito), una delle ultime città prima del Canyon e che ha come sfondo uno dei panorami più belli che abbia mai visto: un rosso mattone di montagne che ti sazia la vista e ti fa tornare indietro ai tempi del Far West. L’unico neo è stato il freddo che c’era, si stava bene solo al sole e di sole non ce n’era troppo sfortunatamente. A Sedona c’è poi un ristorante decantato da tutti che si chiama Elote dove ci saremmo fermati a mangiare se solo non ci fosse stata troppo coda già alle 16.30 (il ristorante apriva alle 17..) e così siamo tornati a casa, abbiamo ordinato da un ristorante che fa barbecue (bocciato in pieno) e dopo aver recuperato Booboo a casa di Heather e Josh (che fa morire dal ridere, è  proprio una macchietta) siamo andate a prendere quello che avevamo ordinato. Dopo aver mangiato abbiamo guardato “Saving Mr. Banks” che pur avendo avuto alcune difficoltà a capire Emma Thompson all’inizio (nel film parlava con accento british), mi nel complesso piaciuto abbastanza e beh se devo dirla tutta Mary Poppins è sempre stato uno dei miei film preferiti di sempre, quindi non sarebbe potuto essere altrimenti!

Un besos,
Ale

"Avete presente com’è il sole adesso, con le ombre che si allungano e quella luce morbida e dorata che c’è quando ancora non è tramontato del tutto? È una luce che migliora ogni cosa, la fa sembrare più bella. 
Ecco, oggi ho visto questa luce su tutto."
[cit. John Green]

sabato 27 dicembre 2014

Santa Claus is coming to town!

Tempo di aggiornare. Per quanto amassi scrivere su questo blog una volta, ora inizio ad odiarlo perchè mi obbliga a scrivere e ultimamente mi viene difficile. Quindi non odiatemi, o se proprio volete, mettetevi in fila che ci sono un bel po' di persone.

Così le vacanze di Natale sono iniziate venerdiì scorso con un early release a mezzogiorno. Le lezioni sono durate 10 minuti ciascuna e l'ultimo period invece solo 5 miseri minuti. Quindi siamo andati tutti in auditorium e c'è stato il coro della scuola (di cui nessuno era a conoscenza della sua esistenza), un intermezzo di barzellette delle presentatrici (aka due ragazze thespian) che quelle di Pari sono nettamente migliori, il che è tutto dire... Dopo lo sbellicamento delle barzellette, il gruppo dei thespians (aka il gruppo di teatro di cui fa parte Mary Catherine) ha eseguito alcune performance e come sempre sono stati fantastici, si meritano davvero tutte le vittorie che hanno ottenuto (il programma teatrale della mia scuola è molto conosciuto in tutta la Florida)!! Quindi poi c'è stato il pranzo e tutti a casa.
Sabato e domenica non ho fatto essenzialmente nulla di ecclatante, se non i regali DIY per alcune amiche: sono andata da Dollar Tree con Amy dove abbiamo comprato alcuni vasetti di vetro (1$ ciascuno, che affare!), un paio di essenze, e poi Walmart dove ho comprato zucchero di canna e olio per fare lo scrub fatto in casa. È venuto benissimo: ho semplicemente seguito una preparazione che avevo visto su Pinterest e in pratica bisogna soltanto mischiare zucchero, olio e le varie essenze che ci piacciono (oppure niente essenze, come più vi piace) e vi posso assicurare che le mie mani dopo averlo lavorato erano davvero morbide come il culetto di un bambino! Ho poi finito i vasetti con un fiocco arancio oppure un fiocco fatto con lo spago.
Domenica ho skyppato con i miei genitori e ho completato un po' un packet che ci ha dato Skipper, il mio profe di Storia Americana che mi ama perchè è molto ferrato in storia europea e così spesso mi fa domande, per non parlare del fatto che ama che sia italiana ahaha.
Lunedì Stefani si è alzata con la brillante idea di fare i biscotti. Per carità le voglio bene, ma in cucina si avvicina a qualcosa di molto simile a una pallina da tennis per quanto si muove alla velocità della luce. Così mentre Amy era da sua mamma abbiamo preparato questi fatidici biscotti (e io genia prima mi sono fatta le unghie...). Partiamo dal presupposto che abbiamo iniziato alle 12 e ho finito di cuocerli solo alle 18.30. Siamo partite con i peanut butter cookies, con Stef che si buttava farina addosso sul grembiule solo per far finta di essere una gran cuoca e io che cercavo di far quadrare i conti, mentre lei schiacciava la farina nella cup anzichè farla diventare rasa (mioddio il mio italiano, peto venia) con l'interno del sacchetto. Strano ma vero ho (ri)scoperto che mi piace il burro d'arachidi, ma solo quello di Peter Pan, quello che compriamo di solito piace solo a Stef. L'impasto doveva riposare per tre ore, così nel frattempo Stefani mi ha obbligata ad aiutarla (aiutare non è la parola giusta, perchè alla fine li ho fatti io e lei mi ha solo dato una mano) a fare anche i chocolate chip cookies con una ricetta per 4 dozzine. L'impasto dei chocolate chip cookies era una bomba, davvero buonissimo e anche da cotti non erano niente male. Abbiamo così fatto una cosa come 120 biscotti, perché la ricetta per i chioccolate chip cookies era per 4 dozzine, mentre quella per i peanut buttare cookies era per 6 dozzine. Giuro che cucinarne così tanti è stato abbastanza estenuante e non ho praticamente riposato un minuto; ad un certo punto sono anche diventata un’automa nel fare palline, metterle sulla placca del forno, infornare e impostare il timer, mi sarei letteralmente sparata. Durante tutto questo ho però fatto anche Skype con mia sorella Francesca, per un paio d’ore buone. Mi fa venire voglia di andare all’università sentirla, ma se ripenso all’inferno della maturità mi passa la voglia di venir promossa in quarta superiore: seriamente ma perché non aboliscono l’esame di Maturità, cioè ditemi voi a cosa serve darvi un numero! Che se poi ci penso qua i senior sono i più scansafatiche di tutti, trovano sempre la scusa buona per perdere giorni di scuola e comunque a parte i fantomatici 24 crediti che ti servono per diplomarti e le ore di volontariato, qua la scuola è abbastanza easy. Direi easy easy easy; già partendo dal presupposto che si è automaticamente ammessi alla classe successiva si può dedurre la loro preparazione liceale. Comunque stavamo parlando di biscotti… Dopo i biscotti (cioè alle 18.30) mi sono finalmente seduta sul divano e mi sono addormentata ahah, mentre Stef (ancora pimpante, perché si era svegliata alle 10) giocava correndo da tutte le parti, inseguita dai cani. Inizio ad odiare il nuovo cucciolo di Labrador nero che Amy ha ricevuto per Natale, un giorno mentre ero a scuola mi mangiato tutto il cavo del caricabatterie del Mac, non potete immaginarvi il nervoso soprattutto quando sembrava non andare più. Tutto è bene quel che finisce bene. 
Martedì sinceramente non mi ricordo esattamente cosa ho fatto, a parte continuare il packet di Skipper.
Mercoledì era la Vigilia e insomma, le feste italiane non le batte nessuno. Immaginatevi tutto il cibo che le donne della vostra famiglia iniziano a preparare almeno con 4/5 giorni di anticipo, gli antipasti, i tortelli di zucca (amati tortelli di zucca!!!), e tutti i manicaretti che mangiate qualsiasi essi siano, ecco la Vigilia americana non regge assolutamente il confronto, ahimè. Prima di uscire a “cena” (cenare alle 16.00 del pomeriggio dovrebbe essere illegale), ho fatto FaceTime con Janet per gli ultimi accordi per il viaggio e per farle gli auguri; non vedo l’ora di vederla, l’ultima volta che è venuta in Italia era il 2006 e il mio inglese non era un granché (ma fare Skype con lei una volta al mese mi ha aiutato parecchio in questi anni) e così dopo quello che definirei un tour de force per prepararmi ho fatto Skype con i miei parenti riuniti a casa di mia zia per il cenone della Vigilia. Ho avuto l’onore di essere proiettata su un televisore di 173278482204 pollici, con grande stupore dei miei nonni che quasi non ci credevano. Mi hanno aggiornato sulle ultime novità della nostra famiglia, perché noi siamo peggio della famiglia de “Il mio grossa grasso matrimonio greco” e insomma sostanzialmente non è cambiato proprio nulla, considerando che mio nonno è sempre il solito vanitoso.  
Siamo usciti di casa alle 15.00 per andare a prendere la mamma di Amy a Panama City e poi siamo andati a mangiare al Giapponese, quello in cui ti cucinano davanti. È stato visivamente bello da vedere  e gustativamente nella media, in una media bassa, ma ok. In America è tradizione aprire un regalo alla Vigilia e poi tutti gli altri il giorno di Natale, così Amy e Steve hanno dato a tutti noi quello che per loro è il regalo tradizionale della Vigilia: ornamenti per l’albero di Natale. Qualche tempo fa Amy e Stef erano andate a New Orleans perché Stefani dove recitare in un film e così, mentre facevano un giro nel French Quater, hanno preso gli ornamenti di Natale di quest’anno che mi ricordano moltissimo le maschere veneziane. Sono bellissimi. Poi mi piace la loro idea di vedere l’albero di Natale come un albero di ricordi ed infatti ogni pallina o altro ornamento è un segno particolare di qualcosa che hanno fatto, di una ricorrenza, di un’età raggiunta, o più semplicemente di quell’anno specifico; va beh poi hanno anche un sacco di ornamenti dei Georgia Bulldogs, ma quelli sono dettagli hahah! Dopo la cena a cui c’era anche Bryan, il miglior amico di Steve e padrino di Stefani, siamo andati a messa (sottolineerei alle 18.30). Strano, ma vero (e chi mi conosce può testimoniare che il vecchio don della nostra pastorale giovanile mi chiamava eretica pagana) mi è mancata la messa di mezzanotte, quella a cui vai controvoglia dopo esser stata al cenone, quella a cui vai a piedi perché abiti a due passi dal duomo e ti maledici perché indossi un vestito con le calze 20 denari quando fuori fa un freddo polare, quella a cui devi arrivare con almeno mezz’ora di anticipo perché altrimenti ti tocca stare in piedi e i tuoi piedi ti uccidono sempre, quella a cui ti siedi con gli amici di sempre e chiacchieri sopportando le occhiatacce dei vicini di banco. Sì, mi è decisamente mancata, soprattutto vedendo quanto corta sia stata qui: credo che sia durata poco più di mezz’ora, deludente; l’unica cosa bella è stata quando si sono spente le luci e abbiamo acceso le candele, ma poi basta. Non vedere le persone fare la comunione, anche se io in primis non la faccio per un mio principio, mi ha fatto sentire la desolazione di quella che dovrebbe essere una cosa bellissima, se la vivi come la vive il mio amico Belle. Non ha senso dire Happy birthday Jesus (che poi vagliela a spiegare che è solo una data fittizia relativa al sole invitto, usata dai primi cristiani per non venir perseguitati durante un momento di festa religiosa), se poi il giorno in cui dovresti commemorarlo non fai nulla di speciale. Neanche la band che di solito canta in chiesta c’è stata, nulla, niente, altro che coro di San Sebastiano con la mia profe di inglese che canta in assolo le strofe principali!
Dopo la messa abbiamo salutato alcuni nostri amici di famiglia e siamo tornati da Bryan dove ci siamo scambiati i regali: ho ricevuto un gif card da 30$  e mi sono sentita terribilmente in colpa quando io gli ho semplicemente fatto dei biscotti :(((
Una volta tornati a casa sono stata un po’ a polleggiare sul divano e, dopo aver preparato il reindeer food e il latte con biscotti per Babbo Natale sono andata a letto, stanca morta. 
A Natale mi sono svegliata prestissimo (tipo alle 6.30) perché bisognava aprire i regali e Stefani non stava più nella pelle. Così , non appena è arrivata Donna la mamma di Amy, li abbiamo aperti con Steve che fungeva da Babbo Natale consegnandoceli. Ho ricevuto un sacco di cose: un pigiama con gli shorts che hanno i coni di gelato (giusto perché la mia mai fa il gelato), un completo di yoga pants e canottiera, trucchi, una tazza con un albero di Natale, una travel mug di metallo di Starbuck’s, calzini con le dita, una maglietta del french quarter di New Orleans con dei pantaloni capri quasi verdi flou di maglia sempre con la scritta New Orleans, due paia di orecchini, un mini calendario settimanale di Mickey Mouse, delle caramelle, e poi la stocking con dentro dei wafer al cioccolato, un pennello per il fondotinta liquido, delle skittles (perchè Amy sapeva che non le avevo mai mangiate), una gif card da 15$ su iTunes, dei fazzoletti particolari, un mini panettone, un burro cacao al profumo di candy canes davvero yummy! A loro avevo preso i regali un bel po’ di tempo fa: ad Amy avevo preso un ciondolo di cristallo di Swarovski, alla mamma di Amy ho regalato 2 vasetti di scrub (profumazioni diverse), a Stefani ho comprato una felpa da Justice che è una figata è tutta zebrata con il cappuccio che ha la criniera rosa fluo, gli occhi e i muso, a Steve del caffè italiano della Lavazza e poi come regalo collettivo gli ho fatto un pacco di cibo (che però secondo me a parte i chinare cioccolato non mi sono sembrati apprezzare molto… ). Dopo aver aperto i regali ho fatto velocemente skype con la famiglia di mia mamma e la mia famiglia, riunita tutta a casa di mia zia per il pranzo. È stato divertente vedere mia cugina Giorgia tutta sconvolta perché mi vedeva attraverso uno schermo e non in carne ed ossa, ahaha. Dopo questo Skype veloce abbiamo fatto colazione con cinnamom rolls o pumpking spice rolls e poi di nuovo polleggio generale, mentre io mi preparavo un po’ la valigia per l’indomani (ragazzi pesava 45 pounds, sono proprio al pelo!), Amy dopo un po’ si è messa ai fornelli e per l’una circa abbiamo iniziato a mangiare: c’erano Macaroni ’n cheese, roasted ham, patate au gratin, fagiolini verdi, mais dolce, patate dolci in una bagna di acqua, zucchero di canna, noce moscata e cannella (troppo dolci), dinings rolls con burro, fagioli al forno con bacon. Per dolce una semplice torta con frosting al burro. Non è stato certamente il tipico Natale italiano, ma mi è piaciuto e mi sono sentita a casa e non ho sentito troppo la mancanza della mia famiglia naturale.
Stamattina mi sono alzata ho fatto gli ultimi preparativi per la valigia e mi sono preparata per partire alle 15 perché dovevamo fare un paio di giri prima di andare all’aeroporto. Arrivata all’aeroporto, imbarcato la valigia, salutato la mia hfamily, superati i controlli (e non so perché io non capisco mai niente di quello che mi dicono al metal detector, MAI) e poi mi sono avviata al gate. Volo per Atlanta tranquillo, quasi pure in anticipo ed io, inizialmente preoccupata perché ‘aeroporto di Atlanta è lungo 17 km e io dovevo prendere una coincidenza in meno di un’ora, ho tirato un sospiro di sollievo quando ho scoperto che l’altro aereo era nello stesso terminal a soli 10 gates di distanza, mamma mia che fortuna! Cenato con uno smoothie e poi mi sono quasi subito imbarcata per Phoenix dove sono attualmente Up in the Air con il naso incollato al finestrino perché amo viaggiare in aereo di notte, lo trovo mille volte più rilassante, non so perché. 
Mi sento felice e allo stesso tempo anche un po’ malinconica perché per quanto voglia tornare indietro questa esperienza è quasi al capolinea e non posso riavvolgere il nastro per cambiare molte cose, Dio solo sa quante!


Un pesos,
Ale

“Certe cose dovrebbero restare come sono. Dovreste poterle mettere in una di quelle grandi bacheche di vetro e lasciarcele. So che è impossibile ma è un gran peccato lo stesso.”
[cit. J.D. Salinger]

martedì 16 dicembre 2014

It's all about Waiting

Martedì sera e aspetto che Steve torni dalla farmacia per mangiare le "italian meatballs" cucinate da Amy. Sono stanca e ho freddo, non pensavo che sarebbe mai potuto succedere in Florida, ma fa freddo anche qui. E la Florida alla fine non è così eccitante. La cosa più bella di oggi ad esempio è aver scoperto ieri sera che oggi non mi sarei dovuta svegliare alle 5.30 per andare alla Bible Study alle 6.30 della mattina. Sì, avete capito bene: della MATTINA!

Sono stanca, mi sto stancando a non fare più nulla, le cose eccitanti che ho fatto si contano sulle dita di una mano. È sabato mattina e sono già sveglia, dovrebbe essere illegale come cosa. Oggi è Santa Lucia e niente, non c'è neanche un Kinder Cereali o i cioccolati fodenti della Lindt con cui festeggiare e di conseguenza l'occhio lucido si fa vedere.  Niente sorriso dai miei genitori quando mi vedono scartare i regali, che ora si sono fatti più piccoli, ma che sono ancora così tanto apprezzati. Devo ammettere che vedere la bacheca di Facebook intasata dalle foto di dolciumi mi ha reso invidiosa non poco: io amo Santa Lucia, anche più dei regali che si ricevono a Natale, perchè mi ricordo ancora quando da bambina aspettavo con impazienza il campanellino la sera e le immancabili caramelle che Santa Lucia lasciava per strada, il prepararle il vassoio con il cibo da dare all'asinello e soprattutto fremevo all'idea di poter stare a casa il 13 Dicembre e poter giocare con i regali ricevuti. Ogni anno Santa Lucia arrivava in un luogo della casa diverso, una volta la cucina, una volta il salotto, una volta la sala da pranzo, un' altra volta la stanza degli armadi. Sono queste le cose che ti mancano dell'Italia, le piccole cose semplici, quelle a cui non dai importanza, ma che ogni volta ti fanno sorridere.
La mia Santa Lucia è stata fare Skype con i miei genitori e mia sorella e sì anche senza kinder cereali o kinder bueno è stata comunque una bella Santa Lucia, una di quelle che ti fano sentire amata a prescindere.
Mancano 48 giorni 3 ore 33 minuti e 30 secondi a quando di nuovo, dopo sei mesi di lontananza, toccherò il suolo italiano, quello stesso suolo che mi ha visto partire con la voglia di mollare tutto e tutti e di eclissarmi per quanto più tempo possibile. E di nuovo me ne vado perchè anche qui la Florida mi sta stretta, e sono di nuovo alla ricerca di qualcosa che faccia per me. Non la vedo come una sconfitta, ma anzi, come una grande opportunità: a 17 anni non si può pretendere di aver trovato il proprio posto nel mondo e questo mi da la grandissima possibilità di poter continuare a viaggiare fino a quando, un giorno non tanto lontano, riuscirò a trovare la finestra da cui osservare il mondo e magari chissà sarà l'Italia, tanto odiata eppure in qualche modo ora apprezzata.
Devo essere sincera: sto aspettando di tornare, sto aspettando la data di ritorno e e questa mia attesami fa superare la tristezza di lasciare alcune persone. Non so cosa aspettarmi dal ritorno, perchè, a differenza di quanto dicevano gli altri exchange degli anni passati, io non mi sento cambiata, ma percepisco che le mie amiche sono andate avanti senza di me, certe volte lasciandomi pure l'amaro in bocca.

Per quanto riguarda la parte meno analitica e filosofica della mia vita aspetto con ansia di andare a Phoenix. Ho proprio voglia di vedere Michael e Elaine, Janet e Denis e pazienza se il mio ultimo dell'anno non sarà una festa, ma un semplice cena con gente adulta. Ho passato gli ultimi due capodanni stando male, posso sopravvivere a una cena... Ho il volo prenotato per il 26 Dicembre e ho un cambio da fare ad Atlanta in 55 minuti, spero di sopravvivere e soprattutto di riuscire a prendere la coincidenza perchè non voglio assolutamente passare la notte in aeroporto. Atterro a Phoenix che sono le 23.00 e per i primi 5 giorni vado da Janet e Denis perchè Michael e Elaine sono in Palestina con i loro figli e nipoti. Ah a proposito: a Phoenix c'è ZARA, posso morire felice! Janet mi ha già anticipato che mi porterà a fare TANTO shopping e così la mia nonnina appena lo ha saputo mi ha regalato una super mancia! Mi hanno anche detto che voglio portarmi a Sedona, una bellissima città in cui mi avevano portato 10 anni fa e probabilmente andiamo anche a Prescott dove hanno la loro casa in montagna. A volte mi pento proprio di non aver chiesto loro di ospitarmi per il semestre, sarebbe stato come essere a casa, in più in una metropoli e con persone che mi considerano come una loro nipote. Va beh non si piange sul latte versato, giusto?
Non vedo l'ora che arrivino le vacanze, perchè a scuola mi annoio seriamente a morte, a parte per le mie due classi di storia: siano lodati Mr. Skipper e Ms. Scott!
Ho già trovato tutti i regali e quelli per Steve e Stefani dovrebbero arrivarmi in questi giorni. Ho poi ordinato un pacco di cibo italiano (non vedo l'ora di mangiarmi gli abbracci e le macine) come regalo complessivo per tutti, mentre sto ancora cercando qualcosa per Stacy. Penso le prenderò una collana carina che ho visto su Nordstrom.
Questa settimana poi ho finalmente fatto il PERT test per cui mi sono qualificata come candidata per essere ammessa a Calculus nel prossimo semestre, peccato che il prossimo semestre non ci sono! Gli americani e la scuola... INCAPACI!


Un besos,
Ale


Un progetto che promette soltanto delizie non è possibile che riesca."
[cit. Jane Austen]


P.S. sì è un post un po' così, ma giuro ultimamente non sono proprio ispirata! :(

lunedì 24 novembre 2014

It's me, the Equlibrist

Okay, sono due settimane che non scrivo... Vi chiedo venia, ma ultimamente non sono ispirata e ora sono tendenzialmente proiettata a scoprire il più possibile su alcune università in Gran Bretagna che potrebbero interessarmi...

Sarà che ora ho tutto il tempo del mondo per scrivere, ma io mi ammazzo dalla noia... Dio solo sa quanto sia felice di essere in una nuova famiglia, anzichè con Tom e Melissa, a quest'ora sarei già morta dalla noia, in casa da sola, con gente che arriva a casa dopo le 17/18 e che comunque non ti fa neanche un sorriso.
Ieri (aka settimana scorsa due settimane fa) è (possibilmente) stata la giornata più da "c'ho le palle girate" da quando sono qui; voglio far notare, soprattutto alle mie care amiche, che da quando sono qui non sono quasi mai stata acida. It's a miracle, folks! Non è stato niente di che, ci è voluto proprio poco per farmi scattare e anche se sto scrivendo a distanza di una settimana mi ricordo di cosa si tratta e si è risolto tutto soltanto un paio di giorni fa... A volte migliaia di chilometri di distanza non aiutano assolutamente e anzi peggiorano solo le cose. Per i futuri exchange: preparatevi all'altalena di sentimenti contrastanti che proverete di continuo; non sono mai stata una persona emotiva in pubblico eppure da quando sono qui mi è già capitato più volte di avere le lacrime agli occhi mentre ero a scuola.  Così  martedì scorso da bella giornata perchè era vacanza sono passata ad un buco nero. ODIO quando sono così emotiva, ma ovviamente, proprio come le donne incinta, non posso controllare le mie emozioni.
Le settimane trascorrono tranquille, i giorni passano veloci e sono approdata nella fase ""odio l'America e gli Americani" perchè sì ci sono certe cose che proprio non riesco a sopportare e altre invece di cui ora non potrei fare a meno. Sono entrata completamente nella routine scolastica e ormai a scuola mi annoio pesantemente: chi non fa quest'esperienza non può capire quanto siamo fortunati ad essere cresciuti in Italia. Il nostro livello di istruzione, la nostra cultura, il nostro rispetto (seppur controverso in diversi ambiti), la nostra educazione sono tutte cose che cui mancano e fanno sentire la loro mancanza.
Odiavo l'Italia e tutto quello che avesse una parvenza di italianità, ora invece ho capito che l'Italia è il mio angolo di mondo (per il momento). Ci sono tante ma proprio tante piccole cose che mi fanno odiare l'America: i cibi grassi e non nutrienti che ti lasciano con la fame (provare per credere), la superficialità di alcune persone, il fatto che qui i rapporti interpersonali non hanno importanza, uscire con la gente e vedere che quello che preferiscono fare anche quando sono in compagnia è stare attaccati al telefono.
Sono felice di essermene andata dall'Italia, da sola senza nessuno che fosse lì a stringermi la mano nei momenti brutti. Ho allentato la presa, ho iniziato a prendermi molto meno sul serio, ho imparato a lanciarmi, a PARLARE (e non in senso lato, da quel punto di vista parlo anche troppo ahaha), ho imparato ad essere una versione completamente diversa di me stessa e forse anche più cazzuta di prima, se mi lasciate passare il francesismo.
Ho lasciato l'Italia per partire e andare alla ricerca di qualcosa, un qualcosa che forse ho trovato, forse no, ma c'è ancora tempo. Sono perfettamente consapevole che la gente preferirebbe sapere che cosa faccio durante le mie giornate, ma sono sempre stata una persona introspettiva e analitica e alla fine della giornata mi piace ricordare ciò che ho provato, piuttosto che sapere cosa ho fatto con chi e a che ora l'ho fatto, per quello ho un'app sul telefono...
 Così vi dico che quello che provo è qualcosa che non ho mai provato prima, un po' sono stanca di essere qua e per me è sempre stato così (forse il fatto che sono un'ariete incide su questo mio aspetto) fin da piccola: sono sempre focalizzata al massimo su qualcosa fino a quando non inizia a diventare un'abitudine e quindi sento il bisogno fisico di sconvolgere di nuovo la mia routine. Come ho detto a qualcuno la prima settimana che ero qui sono apatica, ma con i coglioni: come sono sempre stata insomma, Alessia la dura. Allo stesso tempo anche se non mi sento cambiata, mi chiedo se io non sia diversa ora, una nuova versione di me. La cosa di essere cambiata mi spaventa perchè io amavo la mia vecchia me, quella del sorrisetto acido e sprezzante, quella sono io, la ragazza aspra. Ho paura di essere cambiata e di non riuscire più a fare quello che facevo prima, di non "piacere" (diciamo la verità che io non piaccio, o mi odi o mi odi ahah) più e di non essere più abbastanza. Cosa succede se io cambio e tutto rimane uguale intorno a me? Come faccio a "fit the situation" (ODIO scrivere in inglese sul blog, ma non mi vengono più le parole ahimè) di nuovo? Nuova me, ma vecchie abitudini. Sarà di nuovo un salto nel vuoto, forse peggio di quello che ho già fatto, perchè significa tornare in una situazione abbandonata perchè non mi piaceva più. Sono spaventata.
Mi sento tra due fuochi e l'unica cosa che mi sento in vena di fare è progettare qualcos'altro per fuggire, esplorare di nuovo di sconosciuto e vedere cos'è più adatto a me. Sapete, mi sono sempre fatta domande esistenziali fin da quando andavo all'asilo: mi ricordo che a 4 anni ho chiesto a mia mamma perchè io fossi nata, chi l'avesse voluto e perchè mi trovassi lì; è lo stesso male di vivere che mi spinge a cercare sempre nuovi obbiettivi e orizzonti, mi sento "sbagliata" dove vivo. È tutta colpa di mio nonno Arturo: da ingegnere idraulico ha viaggiato per il mondo, ha incontrato Pinochet e ha cenato con Rita Levi Montalcini solo per farvi alcuni esempi, quando ero piccola sapevo che quello che avrei dovuto battere in famiglia era lui, e così sono diventata dannatamente competitiva (e a volte sto male per questa cosa), e ancora oggi so che voglio fare quello che ha fatto lui. Voglio viaggiare, incontrare nuove culture, nuove persone, crescere e imparare, ma soprattutto voglio avere successo. Badate bene non il successo che tutti intendono. Quello è il tipo di successo che volevo due anni fa (che in parte ancora voglio, ma come tutti del resto), ora voglio realizzarmi, voglio poter guardarmi allo specchio un giorno e vedere un sorriso dannatamente beota stampato sul mio viso, quel sorriso che ti fa dire "è proprio qui che dovrei essere in questo momento, è questo ciò che sono destinata a fare e che mi rende così felice".  Sì perchè io nel Destino ci credo. Da questo punto di vista appartengo al mondo classico greco, quello in cui le persone pensavano che Zeus e gli altri dèi dell'Olimpo avessero qualcosa in serbo per loro. Ma allo stesso tempo come i Romani sono fermamente convinta che bisogna lottare per ottenere ciò che si vuole. Non sarei qui se non avessi lottato, se non avessi stressato così tanto mia mamma fino a quando non si è definitivamente arresa. È questo che mi piace di me e che ho paura di aver perso: essere a cavallo di due mondi e due personalità diversa, come un'equilibrista sospesa su una fune a decine di metri da terra. E se ve lo steste domandando sì sono strana, molto strana. Ma vi dirò di più: io mi piaccio così, perchè posso essere camaleontica quanto voglio, sebbene non mi piaccia cambiare punto di vista. E sì sono maledettamente contraddittoria, ma credo che l'aveste capito dal momento in cui avete letto per la prima volta il mio blog, giusto?

Un besos,
Ale


"Forse che mi contraddico? 
Benissimo, allora vuol dire che mi contraddico, (Sono vasto, contengo moltitudini.) [...]"
[cit. Walt Whitman]


P.S. sono perfettamente consapevole che si tratta di un post senza senso, ma a volte ho semplicemente bisogno di scrivere ciò che mi passa per la testa...
Abbiamo ormai superato le 10'000 visualizzazioni, grazie grazie mille a tutti quelli che mi seguono o che semplicemente ogni tanto finiscono qui, non sapete quanta soddisfazione mi date! ;) 

lunedì 8 settembre 2014

Ups and Downs

Prima di pubblicare il post sul Labor Weekend vorrei fare un passo indietro e fare delle considerazioni. NE SENTO IL BISOGNO.

Ho abbandonato l'Italia esattamente tre settimane fa. Mi sentivo pronta all'avventura, fiera e invincibile come solo io so essere. Non ho nemmeno pianto quando ho abbandonato la mia famiglia. Sì è vero avevo i lacrimoni agli occhi, ma ero così inconscia del fatto che non avrei potuto abbracciarli di nuovo per i prossimi sei mesi, che non ho neanche pensato di salutarli come solo io sarei stata in grado di fare. L'immagine che mi porto stampata nella mente è l'ultimo abbraccio a mia sorella Francesca, quella grande, giovane e bellissima donna. Piangeva, è la persona più sensibile che io conosca: se ci penso mi viene in mente un orchidea bianca, un fiore così delicato eppure così fiero. Spesso litighiamo, forse perchè abbiamo caratteri opposti o forse perchè sono troppo simili. Eppure lei era lì per me a salutarmi con le lacrime agli occhi, perchè lei saluta così. 
Lasciatemi dire che l'ultimo abbraccio che ho dato a mia sorella è stato il più bello di tutta la mia vita: io sono una persona piuttosto riservata, non amo il contatto fisico e sono abbastanza solitaria, ma quell'abbraccio mi ha riscaldato il cuore e l'ho sentito così vero che a rivivere quel momento gli occhi mi si inumidiscono ancora.
Credo che non fossi pronta a partire e credo che voi possiate ricordarlo perchè l'ho scritto. Ho salutato tante persone prima di andarmene, eppure non ho versato una lacrima. Non me lo sarei mai aspettato da me stessa: non è da me, sono molto emotiva di solito. Così sono salita su quell'aereo diretto a Francoforte e in quel momento l'unica cosa che la mia vicina di sedile poteva scorgere era il mio sorriso stampato in faccia. Credo che avessi la faccia di una beota, ma ero felice e poco importa, specialmente ora.
Fino a quando non ho oltrepassato l'immigrazione ad Atlanta non credo che capissi neanche dove stessi andando, stavo solo viaggiando. Fingevo di essere una turista. Da questa situazione sono passata allo stordimento per le molte ore di volo. Però ero perfettamente lucida e, come ho descritto a qualcuno per me importante, la sensazione era quella di essere stata catapultata in un limbo: l'Italia era lontanissima, addirittura inesistente, e beh l'America era più che inconsistente. Avete mai visto The Terminal? Mi sentivo un po' come si sente Tom Hanks all'inizio del film: disorientata.
Piano piano qualcosa ha iniziato a prendere forma nella mia testa e lentamente ho iniziato a capire cosa stava accadendo. L'apice l'ho raggiunto sul volo diretto a Panama City Beach; forse ero stanca e frastornata dopo tutte quelle ore sveglia e così ho iniziato a piangere guardando il salvaschermo del mio telefono. Può sembrare stupido e infantile ma quella foto era l'unica cosa che ancora mi legava alle persone che mi ero lasciata alle spalle. Penso sia stata una doccia fredda realizzare così di colpo.
Prima di partire ci sentiamo invincibili, così maledettamente sicuri della scelta che abbiamo preso, non ci curiamo neanche di aver nostalgia di casa, perchè noi siamo diversi da tutti gli altri. Tutti gli altri non sono NOI. Io ero così, molto probabilmente lo sono ancora. Sono come Icaro che, volendo volare troppo vicino al Sole per osservarlo meglio, fa sciogliere con il calore le sue ali fatte di cera e piume e precipita nel mare.
Sono arrivata e sono stata subito catapultata in una nuova situazione, mai e poi mai mi sarei immaginata la realtà in cui ora vivo. La prima settimana è stata uno shock, il primo giorno di scuola pure. Non ho pianto il primo giorno di scuola,dopo esser tornata a casa, e mi sentivo così fiera di me stessa. La doccia fredda è arrivata l'indomani mattina quando ho iniziato a singhiozzare perchè mi sono spruzzata sui polsi il profumo Mademoiselle di Coco Chanel: c'è stato un periodo in cui era il profumo di mia mamma. Sapete non so perché ma per me è sempre stato così: tutti quei profumi che negli anni mia mamma ha usato per lunghi periodi sono stati immagazzinati dalla mia mente come "questo è l'odore della mamma". E ho piagnucolato come una bambina viziata. Ma giusto perchè mi sento "grande" ho cercato di non farmi sentire con l'unica conseguenza che il giorno dopo è stato solo peggio.
Iniziavo a dirmi che fino a Gennaio non avrei resistito, iniziavo a dubitare di aver fatto la scelta giusta, iniziavo a credere di aver maturato una tale scelta solo perchè "fa figo".
Il primo Sabato che ho passato qui ho toccato il fondo, letteralmente. Ero così demoralizzata che 30 secondi dopo stavo già parlando su Skype con Enrica, una delle mie migliori amiche, per farmi tirare sul il morale. Non riferirò il contenuto di quella conversazione lunghissima anche perchè certe cose non si possono ripetere, ciò che posso dire è che l'unica cosa che ricordo sono i miei lacrimoni che rotolavano giù dalle mie guance. Dire che ero in crisi è dire poco. Forse la parola giusta è "scoraggiata".
Chiariamo bene una cosa: non mi mancano la mia famiglia e i miei amici ora e neanche quando ho avuto questa crisi, si trattava della consapevolezza di non vederli per i prossimi mesi. Era il mio saluto che, come al solito, è qualcosa di solitario e ritardato.
Perché sto raccontando tutto questo? Oggi ho letto qualcosa che mi ha scombussolato la serata. Mi sono sentita tirata in causa. Inizialmente avevo pensato di tornare a casa prima del previsto, perchè credevo di aver fatto il passo più lungo della gamba. E quando ho sentito qualcuno che aveva avuto il mio stesso pensiero, mi sono domandata chi io fossi. Sono timida sì e quando qualcosa sconvolge la mia vita spesso prendo la strada più lunga e facile, ma quest'estate sono uscita a testa alta da parecchie situazioni spiacevoli e ho iniziato ad essere più adulta.
Non sono una che scappa, sì magari prendo il percorso più lungo ma non mollo. Un detto latino dice "Non fragar, sed flectar" cioè "Mi piego, ma non mi spezzo". Io credo di essere così, ogni volta che la vita mi ha giocato un tiro mancino mi sono rialzata. SEMPRE. Motivo per cui appena ho pensato di mollare e tornarmene a casa mi sarei volentieri data un pugno in pancia, ma siccome non sono ancora masochista non l'ho fatto.
Sto scrivendo questo post soprattutto per me stessa e per poi per quelle persone che si sentono appese a un filo. Per favore non mollate la presa.
Potrebbe essere l'anno più strano della nostra vita, potrebbe essere l'anno più bello della nostra vita, ma potrebbe anche essere l'anno più brutto della nostra vita. Dipende tutto da noi. E quando dico che dipende tutto da noi non intendo dire che è strettamente necessario stringere amicizia con quanta più gente possibile e uscire il più spesso possibile. Quando dico che dipende tutto da noi intendo dire che dipende tutto da come affrontiamo le prove che ogni giorno ci vengono poste davanti. Ciò che conta è il nostro stato d'animo, la nostra forza. 
Sappiamo già di essere forti, abbiamo già preso la decisione più difficile della nostra vita, abbiamo lasciato alle nostre spalle qualcosa e qualcuno, magari siamo fuggiti altrove in cerca di sollievo, abbiamo attraversato confini e sondato limiti, abbiamo perso qualcuno e altri ne perderemo, ma molto egoisticamente: siamo qui per noi stessi, siamo qui alla ricerca del nostro Io interiore, siamo alla ricerca di un qualcosa che nemmeno noi sappiamo cosa sia. Perchè quindi dovremmo abbandonare la ricerca? 
Non fatevi abbattere da una giornata negativa, non fatevi smuovere da qualcosa che è successo dall'altra parte dell'oceano, non mollate la presa perchè pensate di non essere abbastanza. Siete abbastanza. Se pensate di star vivendo quest'esperienza non per voi stessi ma per qualcun altro va bene. Purchè quel qualcun altro sia il voi stessi del futuro.
Il tempo vola, sono già tre settimane che sono qui e sembra ieri che sono arrivata, e una volta presa una decisione definitiva non si torna indietro. Mai. Pensateci bene a cosa state abbandonando: in gerco tecnico si chiama trade off, ottenere di più di qualcosa solo a discapito di qualcos'altro. Siete davvero pronti per questo? Io credo di no.

Un besos,
Ale

"A volte quella che sembra una resa non lo è affatto. È qualcosa che avviene nel profondo del nostro cuore. Significa vedere con chiarezza di cosa è fatta la vita, accettarla e viverla con coerenza, qualunque siano le conseguenze, perché il dolore che proveremmo decidendo di non viverla sarebbe molto, molto peggiore."
[cit. Nicholas Evans]

venerdì 5 settembre 2014

Stuck in the Middle

Ebbene eccomi tornata sul blog dopo tempo immemore! Scusate tanto l'assenza, non è stata propriamente volontaria... Infatti dopo l'aggiornamento di settimana scorsa dal cellulare sono praticamente sparita: solo oggi è arrivato il mio tanto agognato MacBook e ho voluto aspettare così tanto solo per poter fare un aggiornamento come si deve!

Innanzitutto questa settimana non sono successe cose così ecclatanti, o perlomeno non durante la scuola. Lunedì e Martedì scorso non credo di aver fatto nulla di particolare a scuola, sono entrata parecchio nella routine e le lezioni a scuola iniziano a farsi un po' noiose: sicuramente cambiare orario ogni giorno è molto meglio e ti da anche la possibilità di essere molto più multitasking.
Lunedì, tornata da scuola, ho fatto Skype con la mamma e il babbo. Mamma mia, per il momento non mi mancano tanto ma che strano non essere lì con loro! Mi sembra quasi di essere in una realtà parallela!!! Inutile dire che non mi pare ancora vero di essere in America e di stare qui fino a fine Gennaio! La cosa bella è che mi fanno sentire coccolata anche a miglia e miglia di distanza e mi fanno capire che loro per me ci sono sempre! :)
Martedì invece mi sono svegliata intorno alle 5.30 perché mi avevano invitato a un Bible study per giovani e sono andata. Non ho mia frequentato così tanto l'ambiente cristiano come in queste ultime due settimane! Sarà che io sono uno spirito ipercritico di natura, ma per quanto predichino cose davvero belle a livello astratto, sono loro i primi a non metterle in atto.
Ho poi fatto Skype con Michael ed Elaine, alias i miei American Grandparents. Voglio loro un sacco di bene, dico sul serio. Ci stiamo sentendo quasi tutte le settimane e continuano a darmi il loro supporto morale: mi hanno addirittura detto che in caso di necessità, in caso io abbia bisogno di loro qui, di chiamarli che loro si precipitano ad aiutarmi. Spero tanto di riuscire a vederli prima di tornare in Italia, perché essere così vicini e non riuscire a vedersi sarebbe proprio il colmo!
A cena poi siamo andati di nuovo da Jasmine's, un ristorante thai qui vicino; ho preso un curry verde con pollo e avevo la lingua che andava a fuoco: credo di aver bevuto un qualcosa come 3 litri d'acqua per placare il piccante che sentivo.
Non sono sicura che con le amicizie vada meglio... Pranzo sempre con alcune ragazze nella mia classe di fashion design, ma non mangiare in mensa mi da l'idea di star sprecando occasioni per conoscere nuove persone... Da domani inizierò a mangiare nella caffetteria, promesso! :)
Il problema secondo me sono le mie classi: in alcune classi, come ad esempio latino o anatomia, mi trovo bene perché ci sono alcune persone con cui scambio qualche parola e perché le materie comunque sono al mio livello, ma in classi come matematica, inglese o economia non mi trovo affatto bene. Mi sembra di essere nel livello per trogloditi: quasi tutti i miei compagni di classe vegetano oppure, questo vale per le ragazze, la tinta gli ha dato troppo alla testa e manca loro qualche neurone. Credo proprio che mi farò spostare nelle AP con la speranza di trovare qualcuno un po' più interessante con cui stringere amicizia.
Mercoledì io e Mary Catherine dopo scuola siamo andate al cinema a vedere "If I Stay" con Chloe Grace Moretz. Così uscite da scuola è venuto a prenderci Joseph, il papà di Mary Catherine, che è anche il pastore della chiesa metodista di Tom e Melissa. Giuro, non ho mai incontrato persona più pacata! E se lo vedeste accanto alla figlia morireste dal ridere: Mary Catherine è tutto l'opposto di suo padre, è un vulcano in continua eruzione, una pentola che borbotta senza sosta e un tornado messi tutti assieme. Siamo quindi andate a casa sua perché doveva cambiarsi e lavarsi i capelli e, dopo aver felicemente constatato che il mio disordine in confronto al suo è l'ordine più assoluto, ci siamo dirette qui da me perché volevo cambiarmi anche io: andare in giro con una maglietta con su scritto "#MOLO Marlin live only once" sarebbe stato piuttosto imbarazzante. Siccome il film sarebbe iniziato solo alle 18.05 prima siamo andate a mangiare qualcosa da Panarea Bread, ho preso una specie di chicken soul poco identificabile. Lì ci ha raggiunto uno degli amici di Mary C. che gioca a basket, Luke, nonché una delle molte, che dico, innumerevoli cotte di Mary C. Della serie che ogni volta che usciamo insieme parla di un ragazzo diverso con lo stesso ardore, se non maggiore più passa il tempo... Ora io mi chiedo: ma possibile che le figlie dei pastori siano così ossessionate dai ragazzi?!? No perché io e lei, ve lo posso assicurare, non abbiamo altre conversazioni se non riguardanti persone del sesso opposto! Va beh che in Italia ero abituata a parlare di massimi sistemi, ma ridursi a questo mi sembra eccessivo!
Va beh fatto sta che ho scoperto che la mia student ID card mi autorizza a un sacco di sconti yeahhhhh! If I Stay non è stato nulla di ecclatante, non spenderei 8$ per andarlo a vedere se sapessi di cosa parla... L'unica cosa mi sono commossa un po' alla fine perché dai tutti vogliamo l'happy ending, pure io che sono un lupo solitario e di solito mi fa piacere vedere che le cose vanno male.
Giovedì, siccome Tom e Mel avevano la loro Bible Study, sono andata a casa di Mary C. e, dopo aver fatto un salto veloce da Publix per prendere un paio di cose, siamo tornate a casa sua. Abbiamo quindi preparato red velvet cupcakes con frosting al formaggio cremoso e poi, mangiando la nostra cena, abbiamo guardato "The Fault in our Stars". Non l'abbiamo visto tutto perché la tv via cavo ha avuto un guasto. La sera sono tornata a casa maledicendomi perché il giorno dopo avevo il test di Economics e non avevo studiato nulla! Mamma tranquilla: ho comunque preso 90.
Venerdì niente di particolare, ho fatto il test di Economics e c'è stato Pep Relly. La mattina la banda e le cheerleader hanno ballato e suonato davanti alla mascotte della scuola. Pensavo che questa cosa mi avrebbe lasciato a bocca aperta o comunque fatto sentire la differenza, ma non è stato così.
A dirla tutta non mi sento neanche in un film quando mi aggiro per i corridoi in cerca della mia classe: non è l'Italia certo, ma alla fine resta una scuola come un altra, soprattutto per quanto riguarda i bagni che sono quasi più sporchi di quelli del Gonzaga.
Durante Pep Relly ogni ora dura 5 minuti di meno e questo significa che si esce alle 2.15, ma solo per dirigersi sul campo da football, vedere nuovamente le cheerleader fare la loro performance  e vedere la presentazione della squadra di football. Nota divertente: le cheerleader e alcuni professori hanno partecipato all'Ice Bucket Challenge tutti insieme e in sincrono. Aahahah non potete immaginare quante testoline biondo tinto ho visto infradiciarsi! :)



Sabato non mi sono alzata "tardi" perché il mio tardi corrisponde alle 7 e cioè un orario a cui la mia cara amica Giulia non connette ancora. Così dopo aver fatto la mia solita colazione salutare sono rimasta a bighellonare;la scuola americana mi sta impigrendo da morire, non vedo l'ora di cambiare mate e inglese e (credevo che non l'avrei mai neanche pensato)che mi arrivino i versionari di latino e greco: sento il bisogno fisico di tenermi impegnata mentalmente e, almeno fino a quando non inizio ad allenarmi tutti i giorni dopo scuola, devo essere produttiva. Anche perchè ora la mia preoccupazione è tornare in Italia e non essere più abituata ai carichi di lavoro.
Così dopo aver bighellonato un bel po', ho fatto Skype con mia mamma e mio papà perchè avevo bisogno di un paio di consigli dato che volevamo provare a fare la pizza.
Sabato pomeriggio siamo andati a fare la spesa per fare la pizza. Anche questa cosa della spesa, quanto mi manca fare la spesa con mia mamma e come Dio comanda! Quando andiamo a fare la spesa prendiamo sempre tre cose in croce e spendiamo una marea di soldi, ma io dico, come si fa?!? Non compriamo neanche così tanta frutta e verdura, quanto mi mancano!
Siamo andati da Publix e non vi dico la faccia che hanno fatto alcuni commessi quando gli snocciolavo gli ingredienti "introvabili" per fare la pizza! Ahaahaha ah Melissa è allergica al glutine e quindi avremmo dovuto fare una pizza gluten free con la farina di tapioca...
Beh la farina di tapioca, già solo per il fatto che è di tapioca, fa proprio schifo! Quando ho messo tutti gli ingredienti nel mixer la farina si è mischiata all'acqua creando un composto liquido a vedersi ma solido a toccarsi...Come ha detto Tom sembra un progetto di Chimica/Fisica riuscito male! Così ci siamo risolti a fare un impasto della pizza normale e Melissa si è mangiata dei tortelli agli spinaci e ricotta.  
Non so perchè ma quando cucino cibo italiano mi commuovo. Lo shock culturale l'ho già (almeno credo) superato, ma cucinare mi porta alla mente così tanti ricordi, significati e gesti casuali che una lacrimuccia tenta sempre di scendermi. Mi sto commuovendo anche adesso a pensarci, non ci posso fare niente, i ricordi legati alla cucina sono i più belli di tutta la mia infanzia: mia nonna con le sue cotolette e i maccheroni al pomodoro (che poi sono le uniche cose che sa fare), mia zia Baba che mi mette davanti al naso un piatto di pasta all'ortolina e per merenda mi da i crostoni della Mulino Bianco con la sua marmellata di albicocche o di prugnini, i millemila manicaretti che mia mamma ci ha sempre preparato amorevolmente. Così pure stavolta, mentre spargevo la mozzarella sulla pizza, ho avuto un nodo alla gola. Non posso farci niente: a volte sono così spietata e acida che nulla mi smuove, altre volte semplicemente anche le cose più insignificanti mi fanno diventare una fontana.
Domenica di nuovo a messa, stavolta però non siamo andati alla Bible study class perché Melissa doveva andare in palestra per il suo abbonamento e chiedere qualcosa. Ora, io in una palestra piccola e con poche macchine pago la bellezza di 60 euro al mese, la palestra di Melissa che è almeno 3 volte la mia con 10 MacBook, 3/4 sale per fare le lezioni e un'area dedicata a chi ha il personal trainer spende 10 o 20 $ in base all'abbonamento che decide di fare; sono rimasta incredula quando me lo ha detto! Dopo aver tentato inutilmente di andare a mangiare fuori da Eggs&I siamo tornati a casa e per pranzo abbiamo finito la pizza avanzata dalla sera prima.
Al pomeriggio è venuta a prendermi la mia local coordinator Amy che abita a un tiro di schioppo da casa mia. Già l'adoro, è un tesoro; è il tipo di persona che non devi giudicare dalle apparenze perchè te ne usciresti con un'idea completamente sbagliata: per esempio sulla mano sinistra, sull'arco che congiunge il pollice all'indice ha tatuato YOLO, eppure è la persona più seria, dolce e attenta che possa aver incontrato fino qui in America. La prima cosa che mi ha detto appena ci siamo sedute nel suo salotto, dopo i vari convenevoli, è stata (con faccia davvero seria) "You're my priority", capite?!?

Per quanto riguarda Domenica sera e Lunedì, che era Labor Day, ho deciso che scriverò un post a parte in questi giorni!

Un besos,
Ale

"La vera fuga ha senso solo quando te ne vai da qualcosa di importante, qualcosa a cui tieni. Quando strappi la tua vita dalle radici. Cosa che non puoi fare quando la tua vita non ha radici." 
[cit. John Green]




P.S. Dopo il post su Domenica e Lunedì che spero di riuscire a pubblicare a breve, dal momento che mi è arrivato il mio nuovo compagno di innumerevoli viaggi sia fisici che immaginari, cercherò di aggiornare più frequentemente! ;) 
Ecco qui il mio nuovo fedele compagno! :))))

domenica 10 agosto 2014

The Final Countdown

Mancano 6 giorni 14 ore 2 minuti e 48 secondi alla mia partenza mentre scrivo. L'Italia si allontana sempre più ed io ancora non ci credo, non posso crederci.
Sono qui che ascolto Divenire di Ludovico Einaudi e tutto ciò che riesco a pensare e soprattutto ripetermi nella mente è che domenica prossima parto. Come se ripetermelo lo rendesse più reale, più concreto, più vicino. Tutto ciò che posso dire è che forse questa è stata l'estate più strana di tutta la mia vita, non solo perché parto, e pensare a quanta stranezza io abbia sopportato mi ha distolto parecchio dal mio obbiettivo finale o, vedetela come volete, dal mio inizio.
Ora è tutto in discesa, il tempo passerà veloce e lento allo stesso tempo come se, guardandomi indietro quell'incontro fosse avvenuto proprio ieri, ma proprio perché mi sembrava ieri è volato via veloce, adagiandosi sulle pagine della memoria. Una memoria lontana, che inesorabilmente sbiadirà non appena avrò varcato il portellone dell'aereo. Nulla è come sembra e tutto è così com'è.
Mi sento filosofica, forse è anche la musica che mi permette di pensare, ma ciò che so è che non sarò più la stessa. Mi dispiace per chi pensa il contrario ma a volte nella vita anche sei mesi fanno la differenza, fanno pendere l'ago della bilancia da una parte o dall'altra: è quasi arrivato il mio momento e voglio assaporarlo come si assaporano le vittorie. Perché si tratta sempre di una vittoria.
Sono arrivata alla fase delle "ultime cose da fare". Andare per l'ultima volta in quei posti che mi porto nel cuore, mangiare le ultime bontà tricolori, salutare le persone che amo.
È tutto così dannatamente facile e dannatamente difficile allo stesso tempo. Soprattutto dire addio. 
Come si fa a dire addio?
Come ci si prepara?
Come si realizza che non si vedrà più una persona per molto molto tempo?
Come fai a spiegare che hai preferito persone sconosciute alle persone che conosci da una vita? 
Come si fa?
Io non lo so o, perlomeno, non lo so ancora. 
E si ho già salutato quattro care amiche, eppure non sono riuscita a dire cosa provavo e cosa provo: come se mi trovassi sul ciglio di un burrone e, buttandomi, non riuscissi a urlare perché la paura mi attanaglia la gola. Mi sento così. Come se le mie aspettative, le mie ansie, le mie paure, i miei tentennamenti non potessero essere capiti e in fondo probabilmente è così, ma non riuscire a comunicare e far capire queste cose mi lascia comunque un retrogusto amaro.
Oggi il mio babbo, che insieme a mia mamma hanno fatto la stessa esperienza a Phoenix, mi ha raccontato di quando è arrivato negli States. Mia mamma stava dormendo appoggiata alla spalle del mio babbo e lui, mentre sorvolavano Phoenix per atterrare, ha guardato dal finestrino e ha visto le luci di quella città che sarebbe stata casa sua per un anno; si è chiesto se quella fosse stata davvero la scelta giusta e si è chiesto cosa avrebbe trovato in quella nuova vita. Non l'ha mai raccontato a nessuno e capisco perché abbia custodito gelosamente questo ricordo: certe cose possono esser dette solo a chi è in grado di comprenderle appieno. 
Però poi penso anche alle persone meravigliose che i miei genitori hanno incontrato, quelle persone meravigliose che io stessa ho incontrato e che mi trattano come se fossi davvero una loro nipote. Li invidio mamma e papà per aver avuto la fortuna di incontrare delle persone così speciali.
Li invidio sì, ma, allo stesso tempo, sono fermamente convinta che quelle persone che mi aspetteranno fuori dal terminal dell'aeroporto, dopo che mi sarò fatta quasi 24 ore negli aeroporti, saranno altrettanto meravigliose. 
Come lo so? A dirla tutta non posso saperlo, ma sono sicurissima che comunque vada quest'esperienza, che si sta piano piano aprendo davanti a me, sarà stata una conquista.In qualsiasi caso.

È strano, surreale. Ripenso a quando mi sono iscritta per il colloquio di selezione; ricordo la mia forte determinazione e quella strana sensazione che mi attanagliava lo stomaco ogni volta che pensavo all'America, la mia America. Sembravano le farfalle nello stomaco, quelle che si sentono quando il ragazzo che ti piace ti sfila davanti, e anche io ero innamorata: di una nazione. Non ho mai più provato una così forte sensazione di volere qualcosa a tutti i costi. Non la provo neanche ora. Si è assopito tutto, adesso sono soltanto in attesa del salto nel vuoto. Ma ritornerà, ne sono certa, quando nuove sfide verranno a bussare alla mia porta. Perché la vita è questo, è sensazioni, ardente desiderio, determinazione, ostacoli, tristezza, malinconia, incertezza, felicità.
È conquista.

Non sono pronta a partire, non ancora. Ci saranno cose e soprattutto persone che mi mancheranno moltissimo, ma non sarò mai pronta per partire, almeno non come intendo io.
 Quindi mi lancio e sì sono pronta, determinata come non mai.

Un besos,
Ale

"Anche se desideri farlo, andartene è difficile, sempre."
[cit. John Green]








P.S. Siamo arrivati a 5000 visualizzazioni. Grazie! Grazie non solo a voi lettori italiani, ma anche a tutte quelle persone che là fuori nel mondo pensano che io sia interessante e soprattutto grazie alla mia amica polacca Ola che, anche se lontana, mi legge sempre!
Grazie a tutti di cuore, vi voglio bene! ;)